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martedì 26 gennaio 2010

1to1lab Neuromarketing Online Survey

250 manager italiani hanno detto la loro sul Neuromarketing in Italia.
I risultati del primo studio condotto online da 1to1lab forniscono un quadro dello stato della conoscenza delle principali metodologie e tecnologie e sull'esperienza di utilizzo delle stesse da parte dei rispondenti.
Il primo dato di un certo interesse riguarda il numero elevato di manager che conoscono il neuromarketing a livello generale e il buon numero che lo ha già utilizzato in specifici approcci di ricerca.
Per i Marketer intervistati la pubblicità e l'impatto emozionale del brand sono il primo campo di applicazione operativo del Neuromarketing.
In effetti lo studio della pubblicità è stato anche per 1to1lab l'ambito in cui è stato sviluppato il primo approccio integrato, combianado l'eeg-biofeedback e l'eyetracking, per sviluppare una maggiore e più profonda conoscenze delle dinamiche percettive e decisionali associate alla pubbblicità e si appresta a rendere disponibili per il mercato, tra poche settimane, i primi dati di una ricerca su un campione di oltre 300 pubblicità tv analizzate utilizzando la stessa metodologia a partire dal 2005.
Quanto ai mezzi di informazione Internet è oggi la principale fonte sul Neuromarketing ma nel prossimo futuro la richiesta è di avere più contatti diretti con gli esperti della materia e specifiche attività in aula.
In realtà, si può leggere tra le righe una domanda di approfondimento tecnico e strategico che va oltre la semplice informazione divulgativa che solleva, allo stesso tempo, la questione della mancanza di un indirizzo specialistico di formazione di Neuromarketing a livello universitario e post-universitario.
Il dibattito è aperto.

sabato 15 dicembre 2007

Le relazioni umane in una comunità 3D: dove sono le emozioni?

Cosa si prova “veramente” a dialogare con un avatar? Ci sono due aspetti del problema, uno di natura tecnica e l’altro legato ai sentimenti. Il primo dipende molto dalla possibilità di usare in modo integrato tutte le opzioni di comunicazione, dalla la mimica allo scambio di contenuti testuali e grafici. Tutti aspetti destinati a migliorare con la diffusione delle connessioni a banda larga e della crescente disponibilità di hardware performanti a prezzi accessibili al grande pubblico. L’altro aspetto, il più importante, è la natura emozionale dei contenuti della comunicazione. Nel dialogo tra avatar, come per la comunicazione in chat , sono i media a condizionare i contenuti e il linguaggio rendendoli stringati, gergali, criptici e estremante funzionali. Le caratteristiche dei contenuti si sono adattate ai mezzi. Ma credo che questa sia solo una fase di passaggio verso un altro rapido cambiamento dei linguaggi e dei contenuti resi possibili dalle nuove funzionalità già disponibili. A breve, mi aspetto che lo stesso concetto applicativo di chat cambierà. Infatti, già adesso il software offre all’utente un ambiente tridimensionale interattivo, orientato al gioco ed alla socialità, all’interno del quale si svolge l’esperienza di chat. Che impatto ha questa nuova possibilità? L’utente di questa nuova tipologia di applicazioni può vivere un’esperienza profondamente diversa rispetto a quella vissuta da utente di una chat tradizionale.

Per queste possibili implicazioni "emozionali" il software è già finalizzato all’esecuzione di specifici esperimenti applicativi utili a comprendere le modalità d’uso di tali nuove applicazioni, le dinamiche sociali che in esse si verificano, ovvero le modalità di comunicazione, interazione e relazione adottate dagli utenti. L’impatto può essere davvero notevole, anche sul piano culturale e sociologico soprattutto su due fronti, la Computer Mediated Communication e il Digital Entertainment. Il primo perché il software è uno strumento di comunicazione interpersonale, il secondo per la sua l’evidente vocazione videoludica e per le finalità di evasione e divertimento che normalmente caratterizzano l’uso delle chat grafiche tridimensionali. Penso che ne riparleremo a breve.

martedì 23 ottobre 2007

Oltre la shopping experience c’è Flowmarket, il supermercato dell’anima

Eccoci di nuovo a cogliere spunti interessanti su cosa accade si muove nel “flusso” e come questo muove le emozioni. Raccontava Giancarlo Ligabue, il grande archeologo ed esploratore, di quando i suoi portatori indios in Amazzonia improvvisamente si fermarono senza apparente ragione affermando che stavano andando troppo veloci e le loro anime erano rimaste indietro. Ora anche noi ci stiamo chiedendo se forse la nostra vita scorre più velocemente della nostra anima. A proposito, è vero che pesa solo 21 grammi? Non dovrebbe essere difficile immaginare un contenitore adatto per il suo trasporto, magari è solo un’idea fantasiosa…oppure no? In Danimarca il solito designer geniale e pragmatico (combinazione tipica di quei luoghi) ha fatto di più, ha montato un business etico sul tema dell’anima creando una catena di supermercati, Flowmarket che vende tutto ciò che buono per noi, per gli altri e per la natura. E’ chiaramente una provocazione, per farci pensare, metterci di fronte alla nostra vita e alle nostre scelte vendendo il flusso e prodotti come il sacchetto di aria pulita, il secchio di sviluppo sostenibile, lo spray alle buone vibrazioni o la lozione per dissolvere l’inquinamento. Flowmarket, dopo il primo shop a Copenaghen presso il Danish Design Centre ha già aperto in Svizzera, USA, Taiwan e China. L’dea è di commercializzare soluzioni ai problemi del mondo confezionandoli in contenitori a noi familiari come lattine, bottiglie di plastica, porta pillole, barattoli di vetro eliminando ogni possibile segno di riconoscimento e trasformandoli in icone di se stessi. Flowmarket apre anche per brevi periodi in musei, eventi e festival adottando la filosofia dei guerrilla-store e dei temporary shop. E’ possibile acquistare anche online andando sul sito www.flowmarket.com. A Shanghai dove ha aperto pochi mesi fa Flowmarket mette in vendita più di 16 mila prodotti è già un fenomeno di moda. I prodotti più richiesti in Cina sono quelli che aiutano a “liberarsi dallo stress” e a “pensare in maniera razionale” mentre in Europa e negli Stati Uniti i prodotti più venduti nei Flowmarket pare siano quelli che riportano le scritte “stop” e “amore incondizionato”. Dopo sole tre ore dall’inaugurazione erano stati venduti già 50 prodotti, il fattore di presa è stato “ricordare agli acquirenti quello che è veramente importante nella società dei consumi” proponendo una visione olistica della vita esasperando il concetto di supermercato, vale a dire il simbolo più spinto della nostra civiltà dei consumi.
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